“Ci ho creduto”.
E basta.
A me resta solo questa frase. A te? Mi chiedo se davvero ho fatto tutto quello che potevo, se forse ho fatto troppo, se (in realtà) avessi proprio dovuto.
Prenderei volentieri a calci la tua stupida ipocrisia, riempirei di schiaffi quei sorrisi falsi, sparerei contro quel finto perbenismo.
Fa male. Ha fatto male. E quindi me lo sono urlato dentro, l’ho urlato così forte che tremo ancora tutta, anche adesso che lo scrivo.
A me resta un “ci ho creduto” e qualcosa di bello da ricordare, e tu che hai avuto? Qual è stato il premio di cotanta fermezza?
Penso allora che è sempre stato tutto finto, ben costruito, che hai indossato continuamente maschere giuste al momento giusto, che sei proprio in gamba perché io non ho idea di come si faccia.
A me resta quella frase e la tua assenza. O forse la mia. Qualche “te l’avevo detto!” e pochi grammi di rassegnazione. E perché no, anche un po’ di amara esperienza, tenere alla larga le persone come te, perché hanno troppe controindicazioni ed effetti collaterali.
Mi restano dentro quelle tre parole, quasi come fossero una scusa, una magra consolazione, una giustificazione per me e per te, alzo le mani, mi arrendo, ti ho voluto bene.
Ah, ma non ti rivoglio indietro, sai.
Chi li vuole gli amici di seconda mano?!
E scusa, eh.
No.
La risposta è no.
Non dopo tutto quello che abbiamo passato.
Non dopo tutte le lacrime, le delusioni, i nodi in gola da mandar giù, non dopo tutte le volte che ho gettato la spugna e poi l’ho riafferrata al volo, perché la speranza non ha mai smesso di esserci. Non dopo tutte le parole non dette, quelle che bruciano sulla lingua da morire, quelle che si aggrovigliano sui denti, si nascondono tra le gengive e un dolore ogni tanto, ti ricorda sempre che sono lì. Non dopo il continuo manifestarsi del fantasma del tuo ricordo, sempre a braccetto con quello della spensieratezza, della felicità, dell’amore, tutti lì a guardarmi, a canzonarmi, ad additarmi come “la fallita! la fallita! povera illusa!”. Non dopo tutti i giorni passati a trascinarmi, a chiedermi quante braccia ti abbiano stretto, a raccogliermi pezzo pezzo, a cercare qualcosa di te negli occhi di qualcuno, tra le note delicate di un profumo simile al tuo, nel rumore di un motorino in lontananza. Non dopo tutte le nostre canzoni, che non ho mai avuto il coraggio di cancellare dall’Ipod, ma che facevano male alle orecchie, al cuore e a ogni singolo neurone. Non dopo tutte le volte che, tornando dall’università, avrei voluto fermarmi, proprio mentre passavo davanti Portici. Non dopo tutti i futili motivi che ho trovato per odiarti (e poi per amarti), quando in realtà era me stessa che odiavo a morte. Non dopo tutte quelle persone che si accorgevano, solo guardandomi negli occhi, che pensavo a te. Non dopo chi mi ha voluta così tanto, ma pronunciando il suo nome, inevitabilmente la mia mente rovistava tra i cassetti, tra gli armadi, sotto il letto e scovava il tuo sorriso, sceglieva quello più bello, tra i tanti ricordi.
Non dopo aver capito che eri tu ad aspettare me, non il contrario. E quindi, eccomi amore mio, ECCOMI! Quello che ci ha fatto male, l’abbiamo già demolito e continueremo a distruggere ciò che ci impedisce di essere felici, insieme.
Che stupida sarei? Lasciare andar via, di nuovo, l’unica cosa certa che sa renderti felice?
No.
La risposta è no. Non ti lascio.
Ma che ne sanno gli altri? Che ne sanno di come ci guardiamo io e te? Hanno mai sentito nel mio stomaco che rumore fanno i miei bruchi che mettono le ali? Sono mai riusciti ad ascoltare come vibra il tuo cuore quando mi guardi sorridere? Possono percepire la mia paura di perderti, di nuovo? Si sono mai accorti di che colore sono le tue lacrime quando piangi per me? O magari se sono salate? Erano presenti al nostro primo bacio? E al secondo? All’ultimo? Sanno quantificare il nostro amore? Possono pesarlo? Conoscono il profumo della nostra pelle nuda, quando facciamo l’amore?
NO?
E allora chiudete quel cesso di bocca, perché il vostro non sono fatti per stare insieme, mi fa solo il solletico.
E se il cambiamento arriva, accoglilo a braccia aperte.
Quando arriva? Beh, è facile capirlo. I polpastrelli cominciano a pizzicare, le mani sono frenetiche, ti guardi allo specchio e quei cinque chili in meno ti piacciono proprio tanto. Ti vedi, ti senti bella, diversa.
E sai cosa?
Se i tuoi desideri non sono più gli stessi, chiedine di nuovi alle stelle.
Se i tuoi capelli non ti piacciono più, chiama il miglior parrucchiere, taglia, accorcia, colora.
Se non riesci a sentire più le farfalle nello stomaco, cura meglio i tuoi bruchi.
Se lui ti guarda, ti capisce, ti vuole, mettiti in gioco e combatti.
La vita è un po’ come la TV, se ti annoia, cambia canale. Oppure spegnila, esci, indossa il tuo (nuovo) sorriso più bello e va’ a mostrarlo.
Accetta il cambiamento, non ostinarti a rifiutarlo perché alla fine è inevitabile, è forte, come un’onda su un castello di sabbia. Lasciati plasmare con nuovi sentimenti, con nuove emozioni, in nuovo corpo! Sii te stessa, ma non (solo) diversa. Migliore. Cresciuta. Più donna.
Red -Taylor Swift
Amarlo è come guidare una nuova Maserati in una strada senza uscita